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I “buoni ingredienti”… Quanto basta!

Quando ero bambina osservavo spesso mia mamma intenta a preparare con nonchalance uno dei tanti dolci che serviva poi come assi nella manica ad ogni occasione, anche quando una vera e propria occasione non c’era. Restavo sempre affascinata dalla sua maestria e abilità: sembrava una maga, quando brandiva le sue fruste incantate capaci di trasformare in neve qualsiasi albume! Era anche un po’ una chimica, alle prese con bilance, pesi e misure, solidi e liquidi da mescolare con cura. Faceva la cronista, poiché mi raccontava per filo e per segno i passaggi necessari per il procedimento svelandomi i trucchetti del mestiere; e contemporaneamente come un’attrice cantava, rideva… E mentre il dolce era in forno allestiva la cena, seguiva un TG, attaccava un bottone… Credo sia scaturito da lì il mio concetto di multitasking, o per dirla con più affetto, di “mamma tuttofare”, che si mantiene tutt’oggi! 

Ma tornando ai dolci, io prendevo appunti nel mio ricettario improvvisato (che negli anni ahimè non si è rivelato così produttivo!) e arrivava sempre il momento in cui dovevo confrontarmi con quello che al tempo mi sembrava un mistero, un limite difficile da comprendere: “Quanta farina serve?” chiedevo da piccola aiutante volenterosa. “Quanto basta!” rispondeva la maga, come fosse una formula magica, prendendo il mattarello! “Che significa quanto basta? Come faccio a saperlo? Quant’è QUANTO BASTA?” replicavo incredula. “Quanto basta lo senti al tatto nella consistenza, lo vedi al colore, lo percepisci dal profumo… Quanto basta dipende anche dagli ingredienti che usi… E lo impari facendo e rifacendo, provando e riprovando… Te lo insegna l’esperienza

Io questa esperienza non la trovavo mai scritta nei libri di cucina, faticavo davvero a rendermi conto di cosa volesse dire mia mamma e mi meravigliavo di come potesse azzeccarci ogni volta realizzando torte e biscotti buonissimi, pur andando “a tentoni” dal mio punto di vista, così poco attenta alla precisione. Il tempo mi ha aiutato a comprendere… 

 

E forse proprio oggi ho realizzato…

Al termine di una videochiamata Skype con una persona che sto seguendo in un percorso di studio per l’esame di abilitazione alla professione di psicologa, ci siamo soffermate a riflettere sui contenuti del suo apprendimento, sulle nuove strategie messe in atto, sui miglioramenti che percepiamo… ma non solo. Ad un tratto questa persona ha cominciato a condividere molto di più. Mi ha raccontato di quegli INGREDIENTI essenziali per lei nella nostra RELAZIONE che più di ogni libro, più di ogni tecnica di studio le sono serviti e le stanno servendo per intraprendere il cammino. La sua ricetta personale, frutto della sua storia di vita, riassumendo prevede più o meno questo:

  • L’importanza di non sentirsi giudicata. Nella nostra preparazione all’esame procediamo per tentativi, per prove ed errori, cercando sempre di comprendere cosa ha funzionato meglio e perchè e di riproporlo trovando varianti creative. Di fronte ad un errore, ad una incomprensione, non ci poniamo come fosse un fallimento, men che meno un fallimento di lei come persona! Ma cerchiamo di capire dov’è il blocco, che cosa ha portato a sbagliare o a fare fatica, come mettere a frutto questa scoperta. Questo atteggiamento, mi ha confidato, le ha permesso un po’ alla volta di affidarsi e di…   
  • Sentirsi accolta. Nella sua complessità, nelle fatiche e nelle risorse, nei momenti di entusiasmo e gioia come in quelli di sconforto e insicurezza. Ha scoperto che è essenziale per lei non sentirsi abbandonata o rifiutata. Sentire di andare bene così e percepire di avere accanto qualcuno che la guardi non solo come una “abilitanda” alle prese con casi clinici e progetti, ma come una donna a tutto tondo che si sta dando un’importante opportunità di riscatto e soddisfazione nella vita, sfruttando al meglio le sue caratteristiche e qualità. 

Ciò che la sta aiutando inoltre è il… 

  • Crederci insieme: “Anche quando non ci credo più io per prima, ci credi tu”, esclama! Sperimentare una fiducia condivisa nelle sue capacità, indipendente dal risultato finale ma costruita partendo da lei. 

E ultimo ma non ultimo dei regali che questa persona mi ha fatto con la sua “ricetta”…  

  • Sentire di avere “un suo posto” nella relazione con me. Un posto diverso da quello che ha nella relazione con chiunque altro: “Non sei per me un’amica, una parente, una docente… non sei nemmeno la mia terapeuta [il nostro rapporto di lavoro è formativo, in questo caso]. Sei una persona, una collega che ha DOSATO competenze teoriche e relazionali QUANTO BASTA; e spesso sono stati molto più importanti questi INGREDIENTI umani per sostenere il mio percorso”!         

…E ritorno in un attimo ai dolci di mia mamma, a quegli sbuffi di farina che mi sembravano buttati lì in maniera casuale ma che casuale non era affatto. Lei aveva (ed ha) una RELAZIONE stretta con ciò che crea, con tutti gli ingredienti riuniti in consesso per un unico fine: un dolce spettacolare! Ci sono senza dubbio indicazioni importanti da seguire scritte nei libri di cucina, procedure da conoscere, tempi da rispettare, strumenti da saper maneggiare. E c’è ANCHE, non meno importante, la famosa ESPERIENZA, quell’imparare facendo che aiuta un po’ alla volta a sintonizzarsi con se stessi e con gli altri e infonde “quel pizzico di sale” (iodato o emotivo!) che può fare la differenza. 

Tutto ciò dal mio punto di vista è la linfa del lavoro che cerco di portare avanti con le persone, formativo e di supporto psicologico:

non può mancare la preparazione professionale, è la base solida della relazione, è la RICETTA.

Ma non può mancare nemmeno quella conoscenza intima di se stessi e delle proprie “migliori qualità” (come le definiva un mio maestro) da mettere in campo nel senso più umano, da dosare con attenzione se/come/quando necessario per un buon andamento del lavoro.

QUANTO BASTA per non esserne del tutto carenti e per non eccedere pericolosamente. Accettando quel grado di incertezza insito in ogni relazione, che rende tutto più flessibile e creativo.    

Se dal lato culinario la mia carriera non è proseguita degnamente, nel mio percorso professionale la strada fatta fin qui è stata interessante e ne ho ancora moltissima da fare. Mi auguro di continuare a scoprire insieme a colleghi, collaboratori e pazienti ricette nuove, ingredienti e dosi personali e professionali, miei e degli altri, con cui raccontarsi e sperimentarsi.

Nel frattempo, vi faccio anche io un regalo: la ricetta delle

CIAMBELLINE AL VINO

 uno dei più semplici e buoni “misteri culinari” della mia infanzia!

Questi sono gli ingredienti calcolati e quantificati su richiesta della sottoscritta! 

300 grammi (circa!) di farina 00

100 grammi (più o meno!) di zucchero / olio di semi / vino bianco

100 grammi (suppergiù!) di fecola di patate

Mezza bustina di lievito

1 pizzico di sale

PROCEDURA:

Mescolare rapidamente con una forchetta in una terrina olio, zucchero, vino, lievito, 1 pizzico di sale. 

Aggiungere poi gradualmente la farina e la fecola setacciate, fino a raggiungere un composto di media morbidezza (…ecco che interviene l’ingrediente esperienza!).

Adagiarlo su un piano di lavoro e impastare velocemente, utilizzando altra farina se serve per evitare che si attacchi alle mani e alla tavola. Al raggiungimento della “giusta consistenza” (…) dividere il composto in grossi blocchi di pasta e lavorarla per ottenere delle strisce lunghe e tozze. 

Ogni striscia deve essere poi tagliata a pezzetti, chiusi a formare tante ciambelline da intingere nello zucchero su un lato solo e infornare per 30 minuti circa, a 180° di temperatura, disponendo la teglia sulla parte media del forno. 

Un biscotto della tradizione legato ad affetti e insegnamenti!

Buon appetito!

DURANTE E DOPO DI NOI: dalla legge alla clinica-Diretta Facebook

Questa foto (in cui siamo particolarmente concentrate!😉) è stata scattata più di un anno fa, in occasione del convegno che ci ha visto insieme per parlare di disabilità, dopo di noi, psicologia, diritto, collaborazioni…

Incontriamoci di nuovo online, in occasione della diretta del prossimo giovedì 18 giugno sulla pagina Giulia Franco: fratelli e sorelle di persone disabili, con l’avvocato Rossana Miotto.
Le famiglie con un’esperienza di disabilità sono state tra le più provate dalla recente emergenza COVID-19.

Crediamo che soffermarci sul presente per agevolare il futuro sia una delle risorse più utili per tutti su cui confrontarci.
#disabilità #dopodinoi #diritto #psicologia #presente #futuro

Famiglie in Gioco: un nuovo spazio di incontro

Oggi è la Giornata Internazionale della FAMIGLIA.
Quale migliore occasione per inaugurare Famiglie in Gioco?!

Cos’è Famiglie in Gioco?

E’ un’idea, una possibilità, una valigetta degli attrezzi aperta e condivisa in cui poter trovare ascolto, rete e informazione su tutto ciò che ruota attorno al mondo delle relazioni e delle Famiglie, ma anche in cui poter lasciare qualcosa di nostro.
Proprio così, “uno spazio aperto e un tempo leggero” dedicato a chiunque si senta Famiglia: bambini, ragazzi, uomini, donne, madri, padri, figli, zii, nonni, amici, compagni di classe… Insomma proprio tutti, perché sentirsi Famiglia, aldilà di ogni definizione, significa intrecciare relazioni, legami che ci accompagnano per tutta la vita e che in qualche modo lasciano il segno, un’impronta. Come un grande albero, le famiglie, nascono, crescono, affrontano intemperie e raccontano storie, vite. Ma a volte sono proprio queste intemperie a fare da bussola e a creare l’opportunità per guardarci dentro e ri-metterci in “gioco”. Ogni sfida, dubbio, ogni passaggio ci chiede di sperimentare e giocare altre carte e nuove parti di noi, per fermarci, cambiare rotta e capire che famiglia siamo e vogliamo essere: il luogo delle origini… Un desiderio da raggiungere… Un percorso ad ostacoli… Il posto in cui ci sentiamo noi stessi…

Ditecelo voi: che famiglia siete e/o vorreste essere?

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La relazione fraterna nella disabilità: dialoghi con i genitori.

Essere fratelli è una problema?

Avere un fratello/sorella con disabilità non è di per sé un problema, ma può costituire una condizione di “fragilità” che richiede attenzioni e cure particolari. La specificità della relazione fra i siblings (termine anglosassone con cui si identificano i fratelli e sorelle di persone con disabilità), pone in primo piano l’importanza di preservare il rapporto di fratellanza in quanto tale come esperienza di vita unica ed insostituibile nel percorso di vita della persona.

Cosa centrano i genitori?

Gli interventi e le proposte specifiche rivolte direttamente ai fratelli sono molto utili per sostenere i ragazzi nel loro percorso di crescita, senza dimenticarci dell’importanza che ricopre il ruolo dei genitori in questo processo. Con questo ciclo di incontri vogliamo iniziare a lavorare con loro. E’ nella famiglia che troviamo, infatti, le risorse fondamentali per preparare un terreno fertile di prevenzione e cura, le condizioni necessarie per consentire ai fratelli di contattare, condividere ed elaborare le proprie emozioni.

Una poesia di Gibran recita:

Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive,

i vostri figli sono lanciati in avanti.”

Il poeta descrive uno dei compiti più ardui e coraggiosi di un genitore: far sì che i figli realizzino se stessi anche, a volte, in modi molto diversi da come una mamma o un papà avrebbero immaginato. Stare accanto lasciando libertà, essere presenti immaginando il futuro. Rifletteremo su come favorire lo sviluppo di un rapporto di reciprocità tra fratelli nel rispetto della diversità, unicità e indipendenza di ciascuno.

DOVE – Centro Dadi, via Chioggia 2, Padova

QUANDO – Sabato 25 gennaio, 15 febbraio, 7 marzo 2020 dalle 16.00 alle 18.30

COSA FAREMO – Proponiamo un percorso attivo e partecipativo in cui:

  • acquisire delle nozioni sul tema della relazione fraterna nell’esperienza della disabilità
  • condividere liberamente riflessioni e vissuti sul proprio ruolo di genitori, per mettersi in gioco in maniera creativa
  • potenziare e valorizzare le proprie risorse personali e acquisire nuove competenze comunicative ed emotive

Vi aspettiamo per trascorrere insieme 3 pomeriggi formativi su un tema così complesso e di cui è importantissimo riuscire a parlare, per condividere le esperienze, uscire dal bozzolo e fare rete!

FAMIGLIE E FRATELLI IN AZIONE: un convegno dedicato alla relazione fraterna nella disabilità

Il prossimo 25 maggio 2019 si terrà in provincia di Padova questo annuale convegno sul tema della relazione fraterna in situazioni di disabilità, promosso dalla collega Dott.ssa Giulia Franco in collaborazione con “Formiamo Impresa Sociale” e “Famiglie e abilità onlus”, due realtà locali molto attive per quanto riguarda la sensibilizzazione a certi temi sociali.

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E di sensibilizzazione non ce n’è mai troppa: l’universo disabilità, come amo definirlo, è ricco, complesso, diversificato, soggettivo, ancora per molti versi sconosciuto e per questo “spaventoso” o contornato di pregiudizi e conoscenze falsate.

Ecco perché diventa fondamentale poterne parlare nella collettività, portare fuori determinate tematiche dal silenzio e dal tabù, rendere bene comune le informazioni e le buone prassi per favorire una coesistenza civile e una integrazione realizzabile per tutti.

Queste sono state le premesse preziose con cui ho accolto con vero piacere l’invito della collega a partecipare al programma del convegno, portando un contributo tanto delicato quanto importante: uno sguardo sul “cosa sarà di mio figlio/mia figlia (o mio fratello/sorella) quando noi (genitori) non ci saremo più?”. La recente legge conosciuta come “Dopo di noi” ha posto l’attenzione sulla centralità di questa domanda, alla quale è necessario pensare nel presente per favorire un futuro quanto più sereno per tutti i membri della famiglia, nessuno escluso.

Sarà al mio fianco l’Avvocato Rossana Miotto, collaboratrice imprescindibile per affrontare correttamente e completamente la tematica, facendo dialogare la psicologia con il diritto, in una stretta congiunzione.

Nel volantino in allegato il programma completo e tutte le istruzioni per procedere con l’iscrizione obbligatoria.

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Vi aspettiamo numerosi!

CHE STORIA E’ QUESTA? Appuntamenti in Libreria!

Dal 25 novembre al 4 dicembre si svolgerà la seconda edizione della Settimana dell’Informazione Psicologica indetta dall’Ordine Psicologi Veneto per avvicinare al mondo della psicologia e sensibilizzare la popolazione sui molteplici ambiti di interesse e di intervento di questa disciplina.

Moltissimi gli appuntamenti in programma in tutta la città! Con la collega Eleonora Soffiato e la Professoressa Donatella Lombello parteciperemo con il primo di due incontri previsti per il ciclo

SERATE IN LIBRERIA – appuntamenti alla Mondadori di Padova

Lunedì 28 novembre 2016 ore 18.00-19.00:

“Che storia è questa?

Incontro-dialogo alla scoperta del valore della narrazione”!

Per visualizzare l’evento visita la Pagina Facebook dedicata.

Scarica la LOCANDINA dell’incontro che-storia-e-questa!

Raccontare la disabilità e non solo…

Può capitare davvero a tutti che qualche problema ci “caschi improvvisamente sulla testa”! E’ quello che è accaduto ad Antonino, il piccolo protagonista di questa storia curiosa:

“Il pentolino di Antonino”

(I. Carrier – Kite Edizioni)

Copertina: Antonino, un piccolo ippopotamo, trascina dietro di sé il suo pentolino rosso.

Lui trascina sempre con sé il suo pentolino, oggetto insolito, simbolo sia delle difficoltà quotidiane che non lo abbandonano mai, sia delle caratteristiche personali, che rendono Antonino unico e diverso da tutti gli altri. Solo lui ha QUEL particolare pentolino: non è semplice da gestire, lo impaccia nei movimenti e negli spostamenti, si frappone a volte nel rapporto con gli altri che lo guardano con imbarazzo o con paura o infastiditi o semplicemente curiosi… Quel pentolino può rendersi così evidente da oscurare tutto il resto.

Pagina dell'albo: Antonino e il suo pentolino passano in mezzo a una mamma e un bambino, incuriositi... "Ma spesso la gente vede soltanto il pentolino che lui trascina dappertutto. Lo trova strano..."

Antonino però non è solo questo: è affettuoso, sensibile, divertente, ha tante passioni, ha molte qualità personali, alcune piacciono altre un po’ meno com’è normale che sia. Ci sono giorni in cui vorrebbe tanto sbarazzarsi di quel piccolo/grande peso che porta con sé, ma non è possibile. Ci sono giorni in cui vorrebbe nascondersi da tutto e da tutti…

Sarà l’incontro con qualcuno di importante, sensibile e speciale come lui a restituirgli non solo l’allegria ma soprattutto la POSSIBILITA’ e la speranza, a permettergli di scoprire che se il pentolino non si può eliminare, si può trasformare da nemico in alleato, da limite in risorsa. Con l’aiuto e la collaborazione di tutti.

Pagine dell'albo: la "persona speciale" che Antonino ha conosciuto canta con lui "Fra Martino campanaro", giocando col pentolino sulla testa. "Fortunatamente esistono persone straordinarie. Basta incontrarne una".

Cosa si fa quando siamo chiamati a convivere con difficoltà quotidiane a volte pesanti e ineluttabili? Come si può stare accanto, specialmente ai bambini che si trovano in situazioni simili? Come favorire un’inclusione che sia realistica e rispettosa delle diversità e delle possibilità delle persone? E ancora: come raccontare tutto questo entrando in punta di piedi e valorizzandolo?

L‘ASCOLTO è un primo, fondamentale ingrediente. Ascolto delle reali esigenze di Antonino, che siano concrete (Ho bisogno di aiuto per fare qualcosa) o emotive, (Mi sento escluso/impaurito/in difficoltà…) i piani si intrecciano e sono ugualmente degni di essere accolti e sostenuti. Ascolto che comprende anche i vissuti, le necessità e i bisogni di chi ogni giorno è al fianco di Antonino: la sua famiglia, gli insegnanti, gli eventuali operatori…

E’ essenziale prendersi cura di chi si prende cura, per limitare stress, malessere diffuso, peggioramento della qualità di vita e per favorire un buon LAVORO DI SQUADRA. La rete di supporto è parte integrante del processo di aiuto. Le “persone straordinarie” che entrano in gioco possono essere tante:  i genitori, i fratelli, gli educatori (nella storia è proprio una maestra* che cambierà il corso degli eventi), i medici e tutto il personale socio-sanitario che ruota attorno a determinate situazioni, gli psicologi! Operare in sinergia con le proprie competenze verso un fine comune può ottimizzare i risultati e distribuire le fatiche che il percorso richiede.

Pagina dell'albo: Antonino e la maestra si abbracciano con affetto: "Grazie"!

Credo che questo albo possa essere una via di comunicazione immediata e semplice da utilizzare anche in contesti molto complessi. Il pentolino che Antonino porta con sé è metafora di qualsiasi condizione umana che in qualche modo “pesi” o sia di ostacolo e di intralcio alla persona che lo trascina: una disabilità fisica o psichica; un incidente o una perdita gravosa; un modo di essere e una condizione esistenziale che fanno sentire esclusi, ai margini

In questo senso, siamo tutti coinvolti: ognuno con il proprio pentolino da portare, da trasformare in strumento di distinzione personale che può fare davvero la differenza, in positivo!

[*Insieme all’albo è possibile acquistare anche un Manuale-quaderno pedagogico dedicato agli educatori: “Educazione, pentolini e resilienza. Pensieri e pratiche per co-educare nella prospettiva della resilienza a scuola”, M. Ius, P. Milani, Kite Edizioni]


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Papà in dolce attesa!

La scorsa settimana ho suggerito un testo particolarmente indicato per le neo-mamme e le loro bambine. Oggi un libro altrettanto simpatico e toccante per valorizzare la figura del padre:

“Papà aspetta un bimbo”

(F. Loew, Barroux – Ed. Settenove)

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Copertina: un grande cuore bianco incornicia una mamma ed un papà in dolce attesa che si guardano amorevoli.

Fino a qualche decennio fa, il ruolo del futuro papà era considerato in modo piuttosto marginale durante i nove mesi di gestazione: come se il diventare padre sopraggiungesse all’improvviso al momento della nascita del figlio e l’uomo fosse escluso dal tempo prezioso della gravidanza, per il semplice fatto di non viverla direttamente sulla propria pelle. Inoltre il padre, una volta nato il/la bambino/a, si vedeva costretto spesso all’interno di ruoli specifici e ben definiti: colui che deve continuare a lavorare per provvedere alla famiglia; quello che gioca con i figli o colui che  detta le regole, l’“elemento separatore” nella relazione madre-bambino… Questi precetti sociali limitavano molto l’esperienza personale e di coppia in un momento di cambiamento così cruciale per l’evoluzione della famiglia. E potevano rendere più difficili anche i passaggi successivi: la creazione del legame papà-bambino, il mutamento del proprio ruolo di vita, il rapporto con la propria compagna…

Il ruolo del papà

Pagina del'albo: Mentre la mamma viene visitata dai dottori, il papà si sbraccia ed esclama parlando con suo figlio: "Alla tua mamma fanno domande, le toccano la pancia tonda. E io? Che sono il tuo papà? Nessuno mi prende in considerazione! "Ehi, anche io aspetto un bambino!" sono costretto a ripetere a tutti!"

Ad oggi il panorama è cambiato e i ruoli sono meno rigidi e più flessibili. Si restituisce valore e dignità ad entrambi i genitori fin da subito, poiché la gravidanza è vissuta con intensità e coinvolgimento da mamma e papà anche se in modi molto diversi: se nella donna avvengono mutamenti fisici e fisiologici evidenti, l’uomo partecipa a questa esperienza da osservatore esterno ma non estraneo o meno coinvolto nei cambiamenti della propria compagna e nella relazione e comunicazione con il figlio in arrivo. I sentimenti e le emozioni relative al proprio ruolo di genitore si modificano di pari passo, le aspettative sul futuro si moltiplicano e vengono condivise… Così come dopo la nascita entrambi prendono parte all’accudimento del/la bambino/a potendo suddividersi compiti e responsabilità attraverso scelte personali e familiari molto più elastiche e interscambiabili.

Pagina dell'albo: una maestra spiega a tre papà alcuni passaggi importanti dell'accudimento: "Alla scuola dei futuri papà, cambio i pannolini, do il biberon. E' fatta! Per me i bambini non hanno più segreti!"

Diventa ancora più importante per la coppia dialogare, comprendersi e comunicare sul piano emotivo ciò che sta vivendo. Sapere di poter contare l’uno sull’altro con le proprie caratteristiche, per scoprire insieme CHI E’ quel nuovo arrivo tanto simile quanto diverso da loro!

Questo testo aiuta i futuri padri a entrare in contatto con le sfumature della loro esperienza, a raccontare a se stessi e a tutti la grande avventura che stanno vivendo, a focalizzare alcuni passaggi cruciali della stessa, ad esprimere preoccupazioni, fantasie, desideri per poterli condividere con semplicità con la partner e con il bambino!


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Ogni volta è la prima volta…

Oggi l’esplorazione del mondo dei libri ed albi illustrati mi porta verso uno spunto che mi sta particolarmente a cuore:

“La prima volta che sono nata”

(V. Cuvellier, C. Dutertre – Ed. Sinnos) 

La prima volta che sono nata

Copertina del libro: raffigura una bambina ad occhi chiusi che vola serena insieme alla sua ombra a forma di uccello.

Albo illustrato assolutamente dedicato alle neomamme, in particolare di bambine (provvederò a segnalare testi equivalenti per i papà e per i figli maschi!). Diventare madre è un viaggio incredibile per ogni donna che desideri intraprenderlo, ogni coppia ed ogni bambino, che incrociano continuamente se stessi e le loro esistenze. Che sia la prima o la quarta gravidanza, l’esperienza e l’emozione non sarà mai del tutto identica alle precedenti… più probabilmente sarà una nuova prima volta!

Quante “prime volte” hanno segnato la nostra crescita: possiamo pensare che ogni istante della vita sia il primo che viviamo a quel modo. Cosa è accaduto lasciandosi andare alle nostre prime volte? Un fiume in piena di eventi ed esperienze, un susseguirsi di scelte che ci hanno portato fin qui! A volte più o meno consapevoli, a volte banali, a volte difficilissime da compiere, a volte scelte cruciali, a volte quotidiane… In ogni caso esperimenti di vita, con cui mettersi alla prova e crescere attraverso l’esperienza in prima persona, quello che facciamo tutti.

Il libro, con immagini curate e frasi essenziali o molto ricche, accompagna con ironia e semplicità il lettore nel viaggio di una bambina appena venuta al mondo, che racconta in prima persona alcune tappe cruciali della sua crescita: ricordi indelebili, istanti comici, incontri, paure… in cui è veramente facile riuscire ad identificarsi.

laprimavoltaapallone

Pagina dell'albo: "La prima volta che ho giocato a pallone ero da sola. Ho vinto". Raffigura la bambina protagonista che corre e gioca con se stessa in un campo da calcio.

Mano a mano che le fasi della vita della protagonista si susseguono, cambiano le sue sfide, il significato che lei attribuisce alle stesse e alle sue passioni e relazioni. Tra le righe si intravedono messaggi spesso di una certa portata anche per noi adulti. Pillole di filosofia in un linguaggio di bambino, così facili da cogliere e al contempo così profonde. Scorrendo le pagine e assaporando l’insieme, è facile collegarsi ai propri ricordi, andare a pescare flash dell’infanzia, dei giochi, delle avventure, delle sconfitte, dei traguardi… Come se stessimo sfogliando un personale album di fotografie e disegni di famiglia che ci riporta al nostro Sé bambino o bambina: giocoso, spontaneo, timido, irrequieto, qualunque esso sia stato. 

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Pagina dell'albo: "La prima volta che ho camminato, sono caduta. La prima volta che sono caduta, mi sono rialzata. La prima volta che mi sono rialzata, ho camminato.

La protagonista col trascorrere del tempo si fa grande, adulta… E approdiamo con lei ad un finale “a sorpresa” commuovente e intenso che non voglio svelare, testimonianza del continuo “accadere” della vita in un ciclo naturale mai uguale a se stesso! Questo albo può attraversare le generazioni. Mi fa pensare ad un simbolo che si tramanda di madre in figlia, come un gioiello di famiglia o l’antico corredo, qualcosa che crea e rinsalda i legami affettivi, riempiendoli di significati personali. L’impronta con cui il libro è stato pensato e scritto, come dicevo all’inizio, è fortemente femminile… Ma credo possa senza dubbio toccare nel profondo anche la controparte maschile (papà, fratelli, nonni…), se si lascia trasportare in quello che può essere un assaggio dell’universo femminile delle loro compagne/mamme/sorelle… con cui andare a braccetto.

Buona lettura!


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