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Festival della disabilità creativa a Cassola: 27-29 febbraio

Il prossimo 29 febbraio avrò il piacere e l’onore di essere tra gli ospiti di una bellissima serata all’interno della terza edizione del “Festival della disabilità creativa” di Cassola, promosso dal Comune in collaborazione con la

Fondazione Aida di Verona e l’associazione Disability Freedom.

Mettere assieme due parole così apparentemente distanti come “disabilità” e “creatività” è un insolito invito a riflettere su come ci approcciamo a questo tema, cosa ne pensiamo, cosa conosciamo o cosa non immaginiamo, quali risorse sono in grado di mettersi in moto nelle persone per sopravvivere e vivere al meglio delle proprie possibilità.

Estratto del TG BASSANO del 29 gennaio 2020

 

L’incontro con la disabilità, in qualunque circostanza della vita accada, rappresenta una sfida importante che richiede a tutti di adattarsi, evolvere, cambiare, scoprire, essere disponibili e creativi per reinventarsi.

In questa occasione particolare mi è stato affidato un compito di grande responsabilità: parlare di AMORE!

L’Amore non è uno ma multiforme e soggettivo, potente e terapeutico, elemento capace di aiutare a superare barriere fisiche e mentali. Ecco perché con un gioco di parole provocatorio in questo caso, mi piace definirlo “abile”: invita le persone ad essere attive protagoniste delle loro vite e delle loro relazioni anche quando sembrano esserci ostacoli decisamente difficili da affrontare.

L’Amore conforta ma non lascia tranquilli: esige benignamente che ci si dia da fare per vivere a pieno le proprie scelte; non può essere delegato ad altri, diventa responsabilità e ricompensa di ciascuno di noi.

L’Amore si esprime sempre attraverso un incontro. Con noi stessi, i primi ad essere chiamati ad amarci. Il nostro corpo, la nostra mente, le nostre emozioni… ci rendono unici nella nostra globalità. L’accoglienza e la conoscenza di ciò che siamo, in particolar modo nella disabilità, è una delle più potenti chiavi di volta per permettere l’accesso al nostro mondo più intimo, che può così entrare in contatto con quello degli altri. Dando vita a tutte le forme di Amore possibili: nella coppia, nella famiglia, nella genitorialità, nelle amicizie…

L’Amore è anche incontro di corpi, fisicità, contatto, tocco, scoperta, confini, piacere… Dimensioni complementari e spesso cariche di pudori e di tabù, specialmente se guardate attraverso gli occhiali della disabilità.

Per favorire una sempre maggiore e reale integrazione tra le persone; per far sì che le differenze non siano qualcosa da negare, da nascondere, da compatire… bensì da riconoscere e valorizzare nell’aiuto reciproco; per convivere con la diversità rendendola una ricchezza… l’Amore aiuta a comprendere, nel senso di prendere-con, tenere insieme tutte le apparenti contraddizioni e mescolarle a favore del singolo e del gruppo.

Vi aspetto numerosi per continuare a confrontarci e parlarne insieme, con Helga e Federico di Disability Freedom e con Maximiliano Ulivieri, docente e formatore nel campo del turismo accessibile per disabili e autore di LoveAbility, il primo libro italiano che affronta il tema dell’assistenza sessuale per disabili, una realtà consolidata in gran parte dell’Europa ma di cui il nostro Paese fatica a prendere atto.

Scarica il Comunicato stampa e la Locandina dell’evento!

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Locandina

La relazione fraterna nella disabilità: dialoghi con i genitori.

Essere fratelli è una problema?

Avere un fratello/sorella con disabilità non è di per sé un problema, ma può costituire una condizione di “fragilità” che richiede attenzioni e cure particolari. La specificità della relazione fra i siblings (termine anglosassone con cui si identificano i fratelli e sorelle di persone con disabilità), pone in primo piano l’importanza di preservare il rapporto di fratellanza in quanto tale come esperienza di vita unica ed insostituibile nel percorso di vita della persona.

Cosa centrano i genitori?

Gli interventi e le proposte specifiche rivolte direttamente ai fratelli sono molto utili per sostenere i ragazzi nel loro percorso di crescita, senza dimenticarci dell’importanza che ricopre il ruolo dei genitori in questo processo. Con questo ciclo di incontri vogliamo iniziare a lavorare con loro. E’ nella famiglia che troviamo, infatti, le risorse fondamentali per preparare un terreno fertile di prevenzione e cura, le condizioni necessarie per consentire ai fratelli di contattare, condividere ed elaborare le proprie emozioni.

Una poesia di Gibran recita:

Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive,

i vostri figli sono lanciati in avanti.”

Il poeta descrive uno dei compiti più ardui e coraggiosi di un genitore: far sì che i figli realizzino se stessi anche, a volte, in modi molto diversi da come una mamma o un papà avrebbero immaginato. Stare accanto lasciando libertà, essere presenti immaginando il futuro. Rifletteremo su come favorire lo sviluppo di un rapporto di reciprocità tra fratelli nel rispetto della diversità, unicità e indipendenza di ciascuno.

DOVE – Centro Dadi, via Chioggia 2, Padova

QUANDO – Sabato 25 gennaio, 15 febbraio, 7 marzo 2020 dalle 16.00 alle 18.30

COSA FAREMO – Proponiamo un percorso attivo e partecipativo in cui:

  • acquisire delle nozioni sul tema della relazione fraterna nell’esperienza della disabilità
  • condividere liberamente riflessioni e vissuti sul proprio ruolo di genitori, per mettersi in gioco in maniera creativa
  • potenziare e valorizzare le proprie risorse personali e acquisire nuove competenze comunicative ed emotive

Vi aspettiamo per trascorrere insieme 3 pomeriggi formativi su un tema così complesso e di cui è importantissimo riuscire a parlare, per condividere le esperienze, uscire dal bozzolo e fare rete!

FRATELLI INVISIBILI: un nuovo appuntamento per parlare di siblings!

Quando un tema è caro per l’importanza che ricopre nelle nostre vite; quando la professionalità permette di esplorarlo con coraggio; quando si incontrano collaboratori con cui condividere proficuamente il percorso… nascono davvero delle belle opportunità!
Dopo il convegno che si è tenuto a Padova lo scorso 25 Maggio, ecco una nuova occasione di grande interesse sul tema disabilità che si svolgerà questa volta ad Arezzo:
FRATELLI INVISIBILI: la relazione fraterna nella disabilità
Un incontro aperto a tutti sull’argomento, in particolare con uno sguardo rivolto verso i siblings: fratelli e sorelle di persone con disabilità. Saremo presenti io e la collega Dott.ssa Giulia Franco, invitate dall’Associazione Autismo Arezzo per trattare questo tema che fa parte delle nostre vite e della nostra formazione.
L’appuntamento è per sabato 12 ottobre dalle 9:30 alle 12:30 presso la sala Piazza Grande dell’Hotel Continentale di Arezzo, ingresso libero ma gradita la prenotazione per i posti limitati:
autismo.arezzo@gmail.com
Allego la locandina scaricabile in fondo all’articolo e se si visita la mia pagina FB:
è possibile visionare il link all’evento.
Vi aspettiamo per vivere insieme una mattinata intensa che vedrà alternarsi momenti formativi, testimonianze e accompagnamento musicale!

FAMIGLIE E FRATELLI IN AZIONE: un convegno dedicato alla relazione fraterna nella disabilità

Il prossimo 25 maggio 2019 si terrà in provincia di Padova questo annuale convegno sul tema della relazione fraterna in situazioni di disabilità, promosso dalla collega Dott.ssa Giulia Franco in collaborazione con “Formiamo Impresa Sociale” e “Famiglie e abilità onlus”, due realtà locali molto attive per quanto riguarda la sensibilizzazione a certi temi sociali.

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E di sensibilizzazione non ce n’è mai troppa: l’universo disabilità, come amo definirlo, è ricco, complesso, diversificato, soggettivo, ancora per molti versi sconosciuto e per questo “spaventoso” o contornato di pregiudizi e conoscenze falsate.

Ecco perché diventa fondamentale poterne parlare nella collettività, portare fuori determinate tematiche dal silenzio e dal tabù, rendere bene comune le informazioni e le buone prassi per favorire una coesistenza civile e una integrazione realizzabile per tutti.

Queste sono state le premesse preziose con cui ho accolto con vero piacere l’invito della collega a partecipare al programma del convegno, portando un contributo tanto delicato quanto importante: uno sguardo sul “cosa sarà di mio figlio/mia figlia (o mio fratello/sorella) quando noi (genitori) non ci saremo più?”. La recente legge conosciuta come “Dopo di noi” ha posto l’attenzione sulla centralità di questa domanda, alla quale è necessario pensare nel presente per favorire un futuro quanto più sereno per tutti i membri della famiglia, nessuno escluso.

Sarà al mio fianco l’Avvocato Rossana Miotto, collaboratrice imprescindibile per affrontare correttamente e completamente la tematica, facendo dialogare la psicologia con il diritto, in una stretta congiunzione.

Nel volantino in allegato il programma completo e tutte le istruzioni per procedere con l’iscrizione obbligatoria.

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Vi aspettiamo numerosi!

Giornata Nazionale della Psicologia: Studi Aperti!

Il prossimo 10 ottobre 2017 si svolgerà la seconda Giornata Nazionale della psicologia, un’iniziativa promossa dagli ordini professionali di tutta Italia per far conoscere la nostra professione, avvicinarla alle persone, raccontarla, renderla più accessibile.

Saranno molti gli eventi in programma per l’intera giornata e settimana. Insieme alle college dello studio Scoprendo Itaca, aderisco anche io all’iniziativa Studi Aperti: un’opportunità di fissare un primo colloquio gratuito della durata di circa un’ora nel quale chiedere una consulenza iniziale sulla tematica portata e poter essere indirizzati rispetto alle alternative da percorrere.

La mia disponibilità spazia dal lunedì 9 al venerdì 13 ottobre presso i locali di via Siracusa 36/A, Padova previo appuntamento telefonico al numero:

338/1212767 oppure all’e-mail: giulia.tortorelli@ordinepsicologiveneto.it

Scarica i contatti degli studi aderenti della Regione Veneto

PREVENZIONE: UN SISTEMA COMPLESSO DI ATTORI IN GIOCO

E’ di questi giorni l’ennesimo (purtroppo) caso di cronaca relativo a maltrattamenti all’interno di strutture di accoglienza per persone con differenti problematiche, in questo caso un centro per la disabilità:

“Disabili segregati e picchiati in un centro di riabilitazione in provincia di Roma”

Verso la fine dell’articolo, resto colpita dalle affermazioni del Ministro della salute Beatrice Lorenzin:

“…E’ di fondamentale importanza l’approvazione del ddl che porta il mio nome… In esso è contenuta l’aggravante per chi commette reati all’interno delle strutture socio sanitarie. Aumentare di un terzo la pena per gli autori di gesti così ripugnanti credo sia il giusto segnale che dobbiamo dare in difesa dei nostri concittadini più fragili”.

Ciò che cattura subito la mia attenzione è il nesso logico che il Ministro esplicita fra “aumentare le pene” per simili reati e, attraverso questo provvedimento, “difendere i cittadini più fragili“. Mi chiedo in che misura si stiano realmente prendendo in considerazione quelli che dovrebbero essere gli aspetti più importanti della questione: la salute e il benessere sia degli utenti del centro accoglienza, sia delle loro famiglie, sia degli operatori che lavorano all’interno della struttura.

Qui si apre il grande capitolo “prevenzione”.

prevenzione

Dal mio punto di vista, non si fa prevenzione (specie nell’ambito sanitario) intervenendo solo sulle conseguenze giuridiche di un atto illecito. Si rischia di bypassare un imprescindibile esame a monte del problema o dei problemi che hanno portato all’accaduto, agendo esclusivamente su piani di minaccia e intimidazione che, se non adeguatamente accompagnati da altri percorsi di cambiamento e miglioramento, lasciano il tempo che trovano.

Credo che prendersi carico seriamente delle condizioni di vita degli ospiti del centro significhi guardare in modo ampio al contesto e agire per garantire il buon funzionamento generale del sistema:

  1. un clima lavorativo sostenibile e adeguato per gli operatori 
  2. un’analisi dei bisogni degli utenti e delle loro potenzialità di crescita e sviluppo
  3. un’attenzione particolare alle loro famiglie in ottica di scambio continuo e collaborazione

Si potrebbe pensare di investire maggiormente in un lavoro di equipe costantemente monitorato e supervisionato che permetta a tutti gli operatori di:

  • condividere le difficoltà concrete quotidiane nella gestione degli utenti e della struttura, per cercare insieme più soluzioni;
  • esprimere i vissuti emotivi personali nella relazione con le persone ricoverate, coi colleghi e con le istituzioni;
  • sentirsi attivamente coinvolti e chiamati in causa nell’andamento della vita del centro e dei suoi ospiti: gli operatori infatti sono sempre strettamente a diretto contatto con le persone di cui si prendono cura e meritano una voce in capitolo importante che spesso non è loro riconosciuta.

Tutto questo può facilitare una comunicazione in team chiara, diretta e costruttiva, una condivisione di punti di vista nell’ottica di un arricchimento e collaborazione reciproci,il riconoscimento e rispetto del proprio ruolo e di quelli altrui.

E può evitare situazioni estreme di stress, burn out lavorativo, inadeguata gestione delle circostanze, con gravi conseguenze che poi ricadono sugli utenti e sui loro familiari.

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Contemporaneamente, proprio gli utenti da tutelare rischiano a mio avviso di essere vittime due volte: dei maltrattamenti subiti (o che subiranno in futuro in mancanza di un’adeguata presa in carico della situazione) e del silenzio nel quale continuano ad essere prevalentemente relegati. Dare voce alle loro esigenze, ai bisogni, alle caratteristiche personali, alle potenzialità di ciascuno; dare valore alla persona nella sua interezza e unicità potrebbero essere dei passi avanti significativi per comprendere lo specifico di ogni situazione e fornire a ciascuno un servizio personalizzato realmente utile e coinvolgente.

In ultimo, ma non meno importante, la posizione della famiglia. Tra struttura ospitante e familiari è fondamentale che si crei un rapporto di interscambio sulle condizioni di salute dell’utente; una relazione di fiducia reciproca in cui gli operatori considerino i familiari fra gli “esperti conoscitori” del benessere del proprio caro, e i familiari reputino gli operatori come dei professionisti cui poter affidare con estrema sicurezza la vita dei loro congiunti. Questo equilibrio va costruito giorno per giorno e trasformato in un dialogo costante che abbia come obiettivo comune il massimo benessere dell’assistito, senza dimenticare tutti coloro che ruotano attorno a lui.

Considerando tutte le componenti essenziali prese qui in esame, credo sia possibile parlare più serenamente e consapevolmente di prevenzione. Se il faro guida del proprio lavoro è garantire a tutti le migliori condizioni di vita possibili, l’azione dev’essere congiunta e contemporanea su più fronti. Più attori sono in gioco, più il gioco è complesso, più aumentano le variabili da considerare, più le responsabilità si condividono.