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Fiabe Scodinzolanti sbarca ad Abano!

Era uno dei sogni di Scoprendo Itaca: unire la passione per la lettura e la narrazione per bambini e ragazzi con l’amore per gli animali, potenziando i grandi benefici che entrambe queste esperienze possono regalare!

Una nuova opportunità ci è stata data dalla Biblioteca Civica di Abano in collaborazione con l’Associazione BiblioAmat.

Assieme alla collega Stella Ferrara, esperta in pet therapy ed interventi assistiti con gli animali, sarò presente sabato 14 ottobre per un primo appuntamento di gioco, socializzazione e narrazione!

Scarica la locandina in pdf

 

Scheda di Iscrizione

 

E’ già previsto un secondo appuntamento per sabato 25 novembre, si svolgerà con le stesse modalità e vedrà protagonista anche la collega Elisa Magnolo.

Se amate i luoghi di cultura e di svago, se non sapete resistere alle coccole di un cucciolo, se volete far scoprire ai vostri bambini qualcosa in più sugli amici animali e sui modi migliori per giocare con loro, vi aspettiamo! Per info e iscrizioni:

scoprendoitaca@gmail.com

CHE STORIA E’ QUESTA? Appuntamenti in Libreria!

Dal 25 novembre al 4 dicembre si svolgerà la seconda edizione della Settimana dell’Informazione Psicologica indetta dall’Ordine Psicologi Veneto per avvicinare al mondo della psicologia e sensibilizzare la popolazione sui molteplici ambiti di interesse e di intervento di questa disciplina.

Moltissimi gli appuntamenti in programma in tutta la città! Con la collega Eleonora Soffiato e la Professoressa Donatella Lombello parteciperemo con il primo di due incontri previsti per il ciclo

SERATE IN LIBRERIA – appuntamenti alla Mondadori di Padova

Lunedì 28 novembre 2016 ore 18.00-19.00:

“Che storia è questa?

Incontro-dialogo alla scoperta del valore della narrazione”!

Per visualizzare l’evento visita la Pagina Facebook dedicata.

Scarica la LOCANDINA dell’incontro che-storia-e-questa!

…Da che punto guardi il mondo tutto dipende…

Mi piacciono molto gli albi illustrati così detti per bambini!

Nella mia esperienza professionale mi è capitato spesso di utilizzarli in percorsi mirati nelle scuole o nell’incontro individuale con i più piccoli. La grafica accattivante, l’immediatezza dei testi, l’apparente semplicità delle storie, trasmettono messaggi che arrivano dritti al cuore di ciascuno in maniera personale. Ho constatato più volte che questo vale anche per i grandi.
Oggi propongo un libro originale sul tema della diversità, della conoscenza dell’altro, della paura che questo a volte può suscitare.

Quelli-di-sopra-e-quelli-di-sotto

“Quelli di sopra e quelli di sotto” (Paloma Valdivia, Ed. Kalakandra) si basa tutto sul cambiamento del punto di vista, della prospettiva di osservazione. L’orientamento del libro permette letteralmente di giocare a scoprire, pagina dopo pagina, quanto gli abitanti del mondo di sopra si credano diametralmente opposti agli abitanti del mondo di sotto e viceversa… Ma a ben guardare, sarà davvero così?!

Quelli disopra e quelli di sotto

Con simpatia e semplicità, gli spunti di riflessione che questo albo regala a grandi e piccini sono veramente notevoli. Non a caso utilizzo la parole RIFLESSIONE: nel senso più classico di ragionamento, ma anche nell’accezione metaforica del RIFLETTERSI, SPECCHIARSI, ROVESCIARE le prospettive…

Un invito a fare qualche volta l’esperimento di guardare il panorama che ci circonda attraverso gli “occhi degli altri”, indossare le loro scarpe e percorrere la strada come farebbero loro. Cosa ci accomuna? Cosa ci differenzia?

Se mettiamo alla prova ciò che crediamo di sapere sul mondo e sulle persone, se non diamo tutto per scontato, possiamo offrirci l’opportunità di stupirci, di aprire gli orizzonti e magari avvicinarci un po’ di più anche a ciò che ci spaventa, poiché lo riteniamo così lontano e diverso da noi anche se non sempre lo è, e non sempre è minaccioso…

guardare al contrario

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Se sei interessato al tema del racconto, leggi anche il mio articolo sull’importanza della NARR-AZIONE!

IMMERSI NELLA NARR-AZIONE: la fiaba come strumento di conoscenza di sé

“Nelle nostre storie spingiamo noi stessi verso il divenire qualcosa di diverso da quello che siamo: impariamo ad anticipare e sperimentare possibili scenari futuri e a conquistare la visione di dove siamo stati” (Mair, 1987).

fiaba

Quanti “c’era una volta” ci consente di creare la vita? Quante e quali storie e differenti narrazioni possiamo scegliere di raccontare a noi stessi e agli altri su ciò che ha costituito la nostra esperienza passata e che, a seconda della chiave (di lettura e di scrittura) che vogliamo dargli, informerà la nostra esperienza futura? Domande retoriche forse, alle quali risposta non c’è… o meglio, ce n’è più d’una. Proprio questo è l’aspetto interessante.

Miller Mair, nell’articolo “Kelly, Bannister e una psicologia che racconta storie” (1987), afferma che

“I racconti sono l’utero della personalità, ci costruiscono e ci demoliscono. Ogni volta che scegliamo di raccontare una storia, noi diventiamo le nostre storie”.

Le studiose Ilaria Grazzani Gavazzani ed Elena Calvino (2004) aggiungono: “Alla base dell’interesse sempre più diffuso per la narrazione in ambito psico-educativo e terapeutico vi è l’assunzione condivisa (in psicologia, sociologia, antropologia…) che raccontare storie, sia di finzione sia riferite a eventi personalmente vissuti, costituisca un potentissimo strumento culturale al servizio delle numerose interazioni interpersonali della vita quotidiana”. Non solo: le autrici proseguono affermando che ciò che viene costruito attraverso la fiaba non è tanto una rappresentazione delle informazioni su di sé, quanto l’esperienza personale delle stesse. E tale costruzione non avviene in una mente isolata ma “in virtù di pratiche linguistiche culturali condivise”. Allo stesso tempo

“Il significato della narrazione risiede nel particolare punto di vista di chi la interpreta, non è univoco o dato una volta per tutte ma costruito attraverso processi interpretativi”. 

Trasponendo il concetto di storia di vita al racconto letterario, le riflessioni sono analoghe e i due ambiti risultano strettamente interconnessi.

“Le fiabe, i miti, le novelle, i racconti, parlano di noi, della storia dell’uomo, della vita di tutti i giorni così come di eventi straordinari. E lo fanno attraverso un linguaggio metaforico, fiabesco per l’appunto, che tutti sanno capire fin da piccolissimi, poiché queste trame narrative rappresentano un patrimonio multiculturale universale” (Oliverio Ferraris, 2005).

libro

FRA SIMBOLI E ARCHETIPI CULTURALI

Il mondo della fiaba costituisce uno dei primi tramiti simbolici di possibile comprensione della realtà a cui accedono i bambini, che riconoscono piuttosto facilmente nell’eroe o nella principessa, nel castello incantato o nella casetta nel bosco, una sorta di metro di misura familiare per relazionarsi con l’esterno, immedesimarsi di volta in volta in ruoli differenti e riconoscere gli stessi ruoli negli adulti che li circondano.

In ogni fiaba ricorrono modelli semplici da individuare: il buono e il cattivo, la sfida da affrontare da soli o assieme a fidi aiutanti, la vittoria del protagonista e la sconfitta dell’antagonista. Queste linee guida che caratterizzano la maggior parte della narrativa non sono solamente codici letterari ripetitivi e standardizzati. Costituiscono il fulcro su cui si regge l’intera struttura della fiaba e soprattutto la sua funzione fondamentale: rappresentare allegoricamente gli avvenimenti della vita per mezzo di un linguaggio intellegibile ai più piccoli” (Zoppei, 2003).

Ogni fiaba presenta una situazione iniziale in cui i personaggi vivono in un equilibrio momentaneo; sviluppa poi un problema, un’impresa, una prova da superare; poco a poco sviscera le differenti possibilità, anche le più ingegnose e magiche, che portano quasi senza dubbio ad una soluzione positiva del problema e ad una condizione inevitabilmente diversa da quella di partenza (non fosse altro per l’esperienza attraversata) e molto spesso migliore. Questo processo, oltre ad essere un piacevole passatempo, può condurre il bambino ad interrogarsi sulle sue stesse avventure, vicende, problematiche quotidiane e consentirgli di sperimentarsi con speranza di riuscita, per venire fuori con successo da situazioni a volte difficili o dolorose.

I bambini sono esortati ad essere creativi ed inventivi nel gestire i loro problemi e difficoltà […] permettendosi di esplorare variazioni ai loro punti di vista e comportamenti abituali attraverso l’immedesimazione nei personaggi della fiaba” (Freeman, Epston, Lobovits, 1997).

NON SOLO PER BAMBINI…

La fiaba può risultare uno strumento altrettanto utile da impiegare anche con gli adulti. Certamente con loro il tipo di attività da proporre è diverso: pensando ad esempio ad ipotesi di lavoro in ambito terapeutico, accade molto più frequentemente che al posto della fiaba tradizionale (già colma di figure archetipiche e di significati) venga utilizzata una fiaba inventata ex novo dalla persona. Nei suoi libri Guarire con una fiaba (2008) e Come raccontare una fiaba…e inventarne cento altre (2004), Paola Santagostino afferma che la fiabazione è utile come strumento conoscitivo sia per il paziente che per il terapeuta, sia per il bambino che ascolta o inventa la storia, che per l’adulto che lo accompagna in questo viaggio.

La fiaba parla dei perché, parla sempre del significato di ciò che accade”, descrivendo allegoricamente le connessioni logiche e le spiegazioni che attribuiamo agli eventi.

L’autrice prosegue con l’ipotesi-guida del suo lavoro: la fiaba che un soggetto inventa in un dato momento della sua esistenza vissuto come particolarmente problematico, potrebbe avere un’attinenza con quanto gli sta accadendo nella vita e con il modo in cui se lo spiega. Potrebbero allora generarsi storie che si interrompono bruscamente, che non riescono ad andare avanti, non a lieto fine, testimonianza non tanto dell’esistenza di difficoltà in sé, ma dell’incapacità momentanea del protagonista di superarle.

capitolo 

NARRAZIONE E VITA

Quando parliamo di favole, fiabe, miti, leggende… spalanchiamo mondi che non appartengono solo alla fantasia, ai racconti della buona notte, come siamo forse abituati a pensare. Ci addentriamo bensì nel cuore delle storie dell’umanità, delle biografie del mondo e delle auto-biografie dei suoi abitanti. Il plurale è assolutamente voluto: nonostante si possano riscontrare tratti, scenari, personaggi, origini e significati comuni e ricorrenti nei vari racconti di epoche e culture decisamente lontane, ogni storia è a sé, è leggermente diversa, è frutto della creatività di un singolo o di un popolo. Soprattutto: ogni storia può essere scritta e letta di nuovo da un punto di vista diverso, può venire modificata e assumere sfumature che gettano su di lei e sugli autori luci e sguardi che prima non c’erano, potenziali generatori di nuove storie…e così via. “Le narrazioni possono creare nuove realtà ed edificare ponti di significato inesistenti prima” (Freeman, Epston, Lobovits, 1997).

La fiaba quindi può essere qualcosa di più di un intrattenimento serale per piccoli e grandi: può facilitare ad approcciare un eventuale problema da un’angolatura differente e aiuta a sfruttare in pieno la creatività nel cercare le soluzioni. Fa uscire per un momento dagli schemi logico-razionali privilegiando un altro livello, quello fantastico, in cui è possibile avere intuizioni, scoprire soluzioni non pensate prima, possibili ed applicabili. Non si tratta di una mera interpretazione dei simboli a livello archetipico o mitologico, ma della comprensione profonda del significato che quella fiaba ha in quel momento per l’individuo che l’ha creata o che desidera ascoltarla.

“L’immaginazione favorisce un ampliamento degli orizzonti: consente di rappresentarsi le cose non solo come sono ma anche come potrebbero essere, permette di esaminare virtualmente un avvenimento ed anticipare quali potrebbero essere reazioni e conseguenze, facilitando la presa di decisione. Certo la realtà è diversa dalla finzione, ma immaginandosela (anticipandola) il bambino (e l’adulto) si prepara ad affrontarla” (Oliverio Ferraris, 2005).

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

  • Freeman, J., Epston, D., Lobovitz, D. (1997), About Narrative Therapy with children. In www.narrativeapproaches.com
  • Gavazzani, I., Calvino, E. (2004), Competenze comunicative e linguistiche. Aspetti teorici e concezioni evolutive. Franco Angeli Editore, Milano
  • Mair, M. (1987), Kelly, Bannister e una psicologia che racconta storie. Traduzione italiana di E. Minissi. Intervento presentato al VII Convegno di Psicologia dei Costrutti Personali, Memphis, Tennessee, U.S.A.
  • Mair, M. (1988), Psychology as Story Telling. In International Journal of Personal Construct Psychology, London
  • Oliverio Ferraris, A. (2005), Prova con una storia. Fabbri Editori, Milano
  • Santagostino, P. (2004), Come raccontare una fiaba…e inventarne cento altre. Red Edizioni, Milano
  • Santagostino, P. (2008), Guarire con una fiaba. Usare l’immaginario per curarsi. Feltrinelli Editore, Milano
  • Zoppei, E. (2003), Laboratorio di lettura. Metodi e tecniche di animazione del libro Mondadori Editore, Milano