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Ottobre psicologico al Centro Kwoon – Arti del Benessere

Con piacere si rinnova la collaborazione con il Centro Kwoon, in via Panà 56/A a Padova.

La proposta è quella di dedicare un mese ad iniziative che abbraccino oltre alla sfera corporea e meditativa delle arti orientali anche la sfera psicologica, in stretta connessione fra loro.

Con la collega Eleonora Soffiato saremo presenti come InterAzione in ben tre occasioni, diversificate e interattive.

kwoonversazioni

Condurremo due KWOON…VERSAZIONI, sulla scia dell’interesse riscosso in primavera, su nuovi temi:

  1.  Andare (in)contro: dal conflitto al confronto costruttivoLunedì 3 ottobre ore 21.00
  2. EmAzioniamoci: conoscere le emozioni per agire consapevolmente Lunedì 10 ottobre ore 21.00

Il weekend di sabato 22 e domenica 23 ottobre sarà invece dedicato a

DREAM IN PROGRESS…

un LABORATORIO CREATIVO SU E CON I SOGNI!

weekend

Tutte le informazioni dettagliate sugli incontri, le modalità di iscrizione, costi, etc. nelle locandine qui scaricabili o sul sito del centro.

Locandina kwoonversazioni

Locandina Dream in progress

VI ASPETTIAMO NUMEROSI!

CHE FATICA RILASSARSI! – Esperienza e riflessioni #Parte2

Nel post precedente ho condiviso qualche considerazione su come, a volte, prendersi del tempo per se stessi non sia così automatico e semplice come ci anticipiamo. Possono esserci molti aspetti di noi e del nostro stile di vita, utili e sensati per noi, che in qualche misura intervengono nel momento in cui decidiamo di rilassarci, di “staccare” appunto dalla routine, tanto faticosa quanto, in certi casi, rassicurante e prevedibile.

Sono molte le domande e gli spunti di riflessione sorti in merito, sicuramente ne avrete aggiunti di vostri.

In questa seconda parte dell’articolo non vado in cerca di risposte preconfezionate, soluzioni semplici o ricette uguali per tutti per riuscire a raggiungere la pace dei sensi!

Corsi di yoga e meditazioni guidate, splendidi mandala da colorare, esercizi di respirazione e visualizzazione… e molte altre proposte, sono validissime alleate per incrementare la nostra capacità di concentrazione e rilassamento.

50 modi di prendersi una pausa

La mia idea di partenza è: ognuno di noi vive esperienze magari simili ma attribuendo significati potenzialmente molto diversi; ognuno di noi può esplorare le strade più affini a sé e alla sua storia per apportare dei cambiamenti nella sua vita.

Ed è in questa complessità che possiamo provare a riconoscere la nostra unicità e a rispecchiarci negli altri.

Partendo da questo presupposto, propongo quindi una mia esperienza diretta: un esperimento recente che chiamerei “tentativo di concentrazione e rilassamento”.

Lo scenario è molto semplice: attività sportiva, esercizi piacevoli ma conosciuti e ripetitivi, ormai da tempo archiviati nella sezione “abitudine”. Istruttore che ogni tanto controlla e scandisce il ritmo. Tutto regolare, fino a quando inaspettatamente accade proprio il passaggio di cui parlavo nel primo articolo: mi accorgo di essere profondamente distratta, sto andando in automatico senza pensare a ciò che faccio, eseguendo meccanicamente dei movimenti ma priva di concentrazione su di essi e su di me in quel momento. La mente è piena di altri pensieri.

La cosa se da un lato non mi stupisce, mi rattrista. Sento che ci sono per metà e che sto “perdendo” qualcosa: la concentrazione sul mio presente, la consapevolezza del mio corpo in movimento, la possibilità di conoscermi ancora e di scoprire qualcosa di me… e il beneficio che quel tipo di attività può donarmi se la esercitassi con tutta la mia persona.

homer, pensieri

Le possibilità che immediatamente mi si aprono davanti sono almeno tre (immagino ce ne siano molte di più):

  • prendo atto della cosa, ma lascio tutto com’è, gli altri pensieri hanno la precedenza;

  • mi impegno con tutta me stessa nel prestare la massima attenzione agli esercizi per il resto della lezione;

  • escogito un atto creativo.

Ognuna di queste scelte ha significati e motivazioni dignitosi e comprensibili, non ce n’è una migliore di un’altra. Si tratta di comprenderne il senso e l’utilità personali in quel momento e decidere quale percorso si vuole provare ad intraprendere.

Nel mio caso, ho focalizzato chiaramente che:

  • non volevo ignorare la consapevolezza a cui ero giunta;

  • al contempo, se mi fossi imposta un compito di concentrazione e rilassamento “estremi” (ovvero l’opposto della distrazione di prima) sarei probabilmente scivolata molto presto in uno stato di difficoltà diffuso che mi avrebbe fatto desistere.

Ho optato per l’atto creativo. Molto semplice forse, ma con risvolti curiosi.

Per aiutarmi a concentrare la mia attenzione nel qui ed ora ho cominciato, in maniera istintiva e spontanea, ad abbinare ad ogni movimento uno scenario in cui collocarmi, un’immagine molto vivida nella mia fantasia.

Ad esempio: se l’esercizio prevedeva di allargare le braccia di lato e muoverle con gesti ampi dall’alto al basso, ho immaginato di librarmi in volo sopra una grande città, ricordandomi di un bellissimo sogno di qualche tempo fa in cui avevo vissuto questa esperienza.

Quando il movimento delle braccia è diventato simile al gesto di un vogatore, dal cielo sono passata ad una barca su un lago di montagna, visitato anni prima.

Nel momento in cui sono state le gambe a lavorare, mi sono ritrovata immersa prima nel blu profondo del mare, simile ad un sub in risalita da un’immersione. Poi nel nero di un cielo notturno cosparso di stelle, schivandone alcune particolarmente luminose!

E così via…

pescare il futuro

All’inizio non è stato facile: la tendenza alla distrazione era comunque forte e più volte ho compiuto lo “sforzo di rilassarmi”, di tornare al presente. Man mano che l’esperimento proseguiva, è aumentata la confidenza con quel tipo di visualizzazione.

Puri esercizi mentali? Credo di no. Cosa “altro” è accaduto?

Innanzi tutto, a differenza di altre lezioni, mi sono davvero divertita!

In secondo luogo ho riabbracciato ricordi e sensazioni molto piacevoli del mio passato ed ho realizzato fantasie buffe simili a quelle dei bambini, che mi hanno restituito un senso di leggerezza e possibilità.

Ho inoltre percepito vividamente che il mio corpo, incuriosito anch’esso dall’esperimento, si è “impegnato” nel sostenerlo, ha lavorato con precisione e focalizzazione.
E alla fine della sessione, osservandomi, anche i gomitoli di pensieri sulle cose da fare si erano effettivamente presi una piccola pausa. Alcuni di essi, magari i più semplici, si erano perfino un po’ sbrogliati.

Non “gridiamo al miracolo facile”! Tutto ha poi ripreso a scorrere in modo simile a prima. Ma attraverso questa piccola esperienza ho verificato che permettersi di restare con se stessi in maniera ampia e completa, rilassarsi e concentrarsi sul presente, non significa necessariamente rimanere indietro sulla tabella di marcia.

Può anche aiutare a riorganizzare creativamente quella stessa tabella: proprio come accade quando ci svegliamo al mattino avendo avuto un’intuizione notturna su un problema del giorno prima! Favorire “il vuoto” permette di “riempire” nuovamente.

Riprendo la considerazione conclusiva del primo post: l’esperimento in questione mi ha aiutato a osservare cosa cambia dentro di me nel momento in cui provo a “muovermi diversamente”. Può essere un esempio concreto, sicuramente diverso per tutti, di come partendo dal quotidiano, dall’apparentemente “semplice”, sia possibile addentrarsi in esplorazioni ben più ampie e con un riverbero significativo nella vita di tutti i giorni.

Cosa ne pensi di questo articolo? Hai domande, curiosità, esperienze da condividere?

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CHE FATICA RILASSARSI! – Istantanea quotidiana #Parte1

Vi capita mai di riuscire a ritagliarvi un momento di relax solo per voi nella frenetica routine quotidiana? Un angolino di tempo in cui riposarvi, recuperare energie, prendersi cura di sé? Per ciascuno di noi può essere qualcosa di diverso:  una passeggiata nel parco cittadino, un film da soli o in compagnia, un divano e quel libro rimasto troppo a lungo sul comodino, una giornata alle terme, una sessione di sport, una ricetta nuova da sperimentare, del rilassamento con la musica preferita in sottofondo…

relax

Qualunque sia l’attività prescelta, l’avete programmata, attesa e finalmente eccola, eccovi pronti a staccare da tutto e concedervi il meritato riposo!
E… vi capita mai di accorgervi sul più bello, a metà del paragrafo del libro, nel bel mezzo della conversazione con l’amico, o asciugandovi il sudore in palestra… che la testa è tutt’altro che sgombra, sta continuando a lavorare? I pensieri frullano continuamente al posto del sottofondo musicale: le cose da sistemare a casa, il progetto da consegnare al capo, la visita medica da prenotare, quell’impegno che proprio non vorremmo avere…
E’ come se non fossimo del tutto presenti a noi stessi e a quello che stiamo facendo in quel momento, pur trattandosi di qualcosa di piacevole e desiderato. Invece di alleggerire la mente per un po’ di tempo, spesso senza rendercene conto ci portiamo dietro dubbi, preoccupazioni, catene di riflessioni e programmi futuri che rischiano di appesantire anche la nostra pausa relax.
E’ così difficile staccare la spina?

vignetta relax

 
Senza generalizzare e provando a fare qualche ipotesi, credo possa esserlo nel momento in cui, ad esempio, farlo significa lasciare per un attimo il (presunto) controllo sulla propria vita, lasciare che le cose scorrano e si rimescolino senza la nostra continua supervisione. Questo come ci farebbe sentire?
Può essere difficile “mollare le redini” se, con un altro esempio, farlo significa pensare anche solo per un istante di non essere sempre e comunque indispensabili (la Terra gira da sola anche durante la mia ora di pilates!); o viceversa, pensare che alcune delle cose che ci distraggono non sono sempre e comunque indispensabili per noi (fra tutti i miei impegni, c’è qualcosa che posso archiviare, rimandare, tralasciare, delegare?).
Cosa rappresenta per noi sentirci “al centro del mondo” o sentire che “le cose del mondo sono sempre al centro della nostra attenzione”?
Un’altra situazione che mi viene in mente rispetto a quanto sia “faticoso rilassarsi” è ad esempio la scarsa abitudine che abbiamo, come società occidentale, a concentrarci prevalentemente sulle nostre sensazioni fisiche, sul nostro corpo, continuamente in dialogo con noi ma raramente ascoltato.
Con quali parti di noi, magari poco conosciute o spaventose, dovremmo metterci in contatto se facessimo silenzio per un attimo?
Questi sono solo alcuni spunti su cui riflettere. Possiamo chiederci se nella nostra esperienza personale rintracciamo situazioni simili e cosa rappresentano per noi; se al contrario abbiamo vissuti molto diversi, se e come siamo cambiati negli anni…
Cosa raccontano di noi le pause relax?!

pulsante relax

Non vuole essere un puro esercizio teorico, un altro complesso percorso mentale che va ad aggiungersi ai continui pensieri messi sotto la lente di ingrandimento!
Credo questa riflessione possa avere a che fare con il modo in cui ci muoviamo nella nostra vita e nelle nostre molteplici relazioni, può dirci qualcosa di noi e di come ci vedono gli altri, quali sono le nostre priorità…
Da questa maggiore consapevolezza possiamo partire, se lo vogliamo, per esplorare e sperimentare modi alternativi di vivere certe situazioni. Non solo perché ci può interessare cambiare comportamento.
Può incuriosirci anche osservare cosa accade dentro di noi, in ciò che pensiamo, in come guardiamo il mondo,se proviamo, sempre per un attimo, a fare qualcosa di diverso.
(Prosegue con #Parte2)
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