PSICOLOGIA DEI COSTRUTTI PERSONALI E PSICOLOGIA DEI SE’: due teorie a confronto

Dopo aver illustrato nel precedente articolo le basi fondanti del paradigma della Psicologia dei Sé, in questa seconda parte mi accingo a rintracciare punti di contatto e differenze fondamentali con quello che è attualmente il mio approccio teorico di riferimento: la Psicologia dei Costrutti Personali (PCP) di George Kelly. Data la vastità del tema, il raffronto avverrà in modo sintetico su macro-aree, a partire dalle quali è possibile svolgere ulteriori considerazioni più dettagliate e specifiche.

Presupposti teorici

Per poter effettuare un parallelo fra teorie che poggi su considerazioni pertinenti, è importante mettere a confronto i presupposti su cui esse si fondano.

I principi basilari del Costruttivismo sono descritti da George Kelly nel suo “The Psychology of Personal Construct” (1955); di seguito ne illustro rapidamente gli aspetti fondamentali correlati con il confronto fra teorie che ci interessa.

Definizione di persona e sviluppo

Kelly espone attraverso la PCP la sua idea di “uomo-scienziato” per valorizzare le componenti attive e creative dell’essere umano: lo scopo principale di ciascuno è attribuire significato agli eventi che lo riguardano, per poter esercitare un controllo e fare previsioni su ciò che accadrà con un margine di errore minimo. Ognuno si costruisce un personale sistema di “costrutti bipolari”, per mezzo del quale interpreta la realtà. Esso può cambiare nel tempo e modificarsi sulla base della verifica della sua efficacia predittiva, a cui viene sottoposto continuamente dall’esperienza. Le origini di tale sistema sono da rintracciare secondo alcuni autori nel rapporto che il neonato instaura con la figura di accudimento.

“Il processo di costruzione, da parte del bambino, del sistema di costrutti della madre, costituisce il trampolino di lancio per lo sviluppo del suo sistema di costruzione. I bambini partono da questo e lo utilizzano nelle loro relazioni con gli altri.” (Bannister, Fransella, 1986)

La Psicologia dei Sé non si focalizza allo stesso modo sull’unicità della persona, sulle sue componenti attive e il suo protagonismo nella scelta dei significati da attribuire agli eventi. Afferma infatti che l’individuo è sottoposto fin dai primi mesi di vita alle pressioni degli standard familiari e della società di appartenenza. Da queste dipenderà la strutturazione della sua personalità, in base ai Sé Primari che saranno stati incoraggiati a manifestarsi a scapito di altri Sé Rinnegati, riposti nell’ombra. Non viene considerato, in questa prima fase di sviluppo, un intervento in prima persona del soggetto nell’interpretazione della sua realtà; egli pare semplicemente subire queste imposizioni. Recupererà il suo potere decisionale da adulto, quando se vorrà e sarà in grado di compiere un percorso di autoconsapevolezza, potrà scegliere di mettere in gioco Sé Rinnegati fino ad allora.

La personalità inoltre è concepita come frammentata in potenzialmente infiniti Sé (riprendendo una concezione dualistica e pluralistica) che come entità a sé stanti agiscono sul soggetto (in posizione passiva) limitando la gamma delle sue scelte a ciò che lo mantiene protetto e sicuro. Soggetto ugualmente in balia delle forze e delle energie nascoste dei Sé Rinnegati, che premono per venire ascoltati e soddisfatti.

Costruttivismo-Escher

Il disturbo e le possibilità di cambiamento

Nel Costruttivismo il focus dell’attenzione si sposta dal concetto classico di disturbo e dalle categorizzazioni dei sintomi, all’interpretazione degli stessi: diventano tali perché costruiti così dalla persona che li dichiara.

Non è più di fondamentale importanza chiedersi quanto un sintomo sia vero o falso o da cosa sia provocato, ma quanto quella particolare visione delle cose sia utile o disfunzionale per la persona.

La Psicologia dei Sé in questo senso resta più legata ad un meccanismo di causa-effetto dei comportamenti umani e dei disturbi psicologici, sottolineando l’importanza di risalire all’impronta originaria del passato che ha determinato le circostanze attuali.

Il vincolo con i retaggi familiari è forte. Ciononostante, sono rintracciabili alcune somiglianze fra le due teorie.

Secondo entrambe, il motivo principale di sofferenza per le persone é non riuscire a cambiare la loro visione delle cose, come se vivessero un blocco del movimento. I coniugi Stone lo spiegano come uno sbarramento originario della possibilità di espressione di parti di se stessi (Sé Rinnegati) che sono state rifiutate perché minacciose per la vulnerabilità del bambino. Kelly lo interpreta come una rigidità del sistema di costrutti personali, bloccato nella sua capacità di anticipazione degli eventi e di ristrutturazione dell’esperienza.

Servendosi di metodologie e tecniche di intervento diverse, i due orientamenti puntano però verso un obiettivo comune: consentire, nel rapporto con il proprio terapeuta, di sperimentare nuove posizioni, fare esperienza di nuovi Sé e trovare alternative ai presenti costrutti personali che siano dotate di un significato, per ampliare il proprio repertorio di azione e le proprie opzioni di scelta.

E’ necessario mettere la persona in quella che si può definire “area di discomfort”: una condizione scomoda e al contempo sufficientemente sicura nell’ambito della terapia, che permette di accedere ad una visione più ampia e consapevole delle proprie scelte di azione (o dei Sé Primari messi in atto) e collaudare nuove opportunità, a cui si è rinunciato finora, per continuare proficuamente a fare esperienza.

Focus sul Sé come costrutto

Volgendo uno sguardo conclusivo (ma non concluso) alla specifica interpretazione del Sé in chiave costruttivista, nell’articolo “A Community of Self” (1977), Miller Mair delinea il suo punto di vista rispetto a come può essere descritto l’essere umano nella sua natura più intima e caratteristica. Utilizza “una particolare metafora dell’uomo”, specificando che si tratta solo di uno dei molti modi per costruire ed esplorare l’argomento, non di un’assunzione assolutistica con pretese di verità. Tale metafora è quella del Sé non come ente unico e individuale ma come una molteplicità di Sé differenti, una “comunità” appunto.

Può essere esperienza comune a più persone la sensazione di pensare o agire, in una determinata situazione, come se fossero chiamate in causa due o più parti diverse di se stessi, con caratteristiche spesso contrastanti.

Ponendo l’attenzione su ciascuna di esse singolarmente e successivamente mettendole a confronto e facendole “dialogare”, è possibile delineare un quadro più ampio delle modalità di costruzione personali. Secondo l’autore, questa visione fornisce una cornice di significato piuttosto flessibile per esprimere aspetti del vissuto sia individuale sia relazionale: pone l’accento sulla molteplicità di Sé co-presenti all’interno di ogni individuo, chiamato a rispondere ad una collettività dentro e fuori di sé.

Ogni persona ha quindi la possibilità di incarnare molti Sé, molti punti di vista dai quali agire, può spostarsi dall’uno all’altro cambiando prospettiva su se stesso e sugli altri, trovando nuove vie. 

L’autore infine chiarisce il costrutto di Sé così come Kelly lo ha descritto:

“un gruppo di eventi che sono simili in un certo modo e, allo stesso modo, necessariamente differenti da altri eventi” (Kelly, 1955).

Così come ogni altro costrutto, può essere usato in maniera diversa da ogni persona. Divergendo dal senso comune che vorrebbe collocare il concetto di “Sé” come “interno” alla persona e quello di “altro” come esterno (più soggettivo il primo, più oggettivo e realistico il secondo), Kelly afferma che nella PCP non c’è necessità di effettuare queste distinzioni poiché Sé e altro sono i due poli di uno stesso costrutto e si definiscono vicendevolmente.

Tale considerazione esprime la differenza fondamentale che distingue le due teorie a confronto: l’assunto degli Stone è che i molteplici Sé di cui l’uomo è espressione sono una realtà ontologica che serve per motivare passato e presente della persona.

Kelly li considera invece uno dei moltissimi modi con cui l’uomo si racconta metaforicamente, dà senso alla sua esperienza; una chiave di lettura in cui Sé e altro sono inscindibili e in dialogo reciproco non predeterminato ma costruito e ricostruito con il mutare dell’esperienza.

Conclusioni

Al termine di questo rapidissimo ping pong teorico, sottolineo quelle che a mio parere sono le due principali differenze e somiglianze fra PCP e Psicologia dei Sé.

Secondo il costruttivismo, l’uomo costruisce personalmente il significato degli eventi che lo riguardano, non essendo da essi determinato. Ciò fa sì che non sia possibile concepirlo come una vittima del proprio passato, poiché è in qualsiasi momento protagonista e abile ricostruttore della propria vita e mantiene l’imprescindibile libertà che denota la sua natura.

Nella visione della Psicologia dei Sé, i coniugi Stone sono al contrario impegnati ad individuare l’esistenza di Sé Primari e Sé Rinnegati considerandoli entità ontologiche e strettamente determinanti per l’individuo, che vive quindi in una condizione di dualismo/pluralismo deterministico in cui qualcosa causa necessariamente qualcos’altro.

Il presupposto teorico che invece avvicina di più i due orientamenti è quello del kelliano approccio credulo: quel particolare atteggiamento nei riguardi del paziente che si manifesta nel tentativo di assumere la prospettiva del cliente, di vedere il mondo con i suoi occhi, ponendo al centro la PERSONA, non tanto il DISTURBO. Ad entrambi gli approcci teorici possiamo riconoscere lo sforzo e la disponibilità a mettersi nei panni dell’altro per comprendere il più possibile quanto espresso, giungendo poi a metodi di intervento differenti e personalizzati.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

  • Chiari, G. e Nuzzo, M.L. (a cura di) (1998), Con gli occhi dell’altro. Il ruolo della comprensione empatica in psicologia e in psicoterapia costruttivista. Unipress, Padova
  • Bannister, D., Fransella, F. (1986), L’uomo ricercatore, introduzione alla psicologia dei costrutti personali. Psycho Editore Martinelli & C., Firenze
  • Kelly, G. (2004), La psicologia dei costrutti personali. Teoria e personalità. Ed. italiana a cura di Marco Castiglioni. Cortina Editore, Milano
  • Mair, J.M.M. (1977), The Community of Self. In: Bannister, D., New Perspectives in Personal Construct Theory. Academic Press, London – New York – San Francisco

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